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"son forte come una roccia, son delicata come un fiore che sboccia" L.C.

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martedì, 10 novembre 2009
Voce del verbo avere

Ho una lettera in un cassetto.

di carta gialla, scritta in stampatello.

Ho un pacchetto di fazzoletti in tasca,

che di moccio di sta stagione ce n'è in abbondanza.

Una soffiata e via, come insegna Topo Gigio.

Ho pensieri importanti,

perchè sono miei.

Ho una borsa arancione

con dei libri da studiare.

Ho occhi da guardare

cuori da ascoltare

mani da tenere.

Ho il telefono sempre acceso,

che non si sa mai.

Ho una lettera in un cassetto

che per ora resta lì.

Quel che domani avrò

domani lo saprò.

Postato da: annadalpan a 18:33 | link | commenti
bricioledime

mercoledì, 04 novembre 2009
Alla Signora Merini, con rispetto

Quando un' artista muore, la sua arte prende forme ancora più alte.

E gente come me, che sempre ha ammirato, ma un po' da distante, decide che non basta più farsi sfiorare, ma si avvicina, e con profondo rispetto, tocca.

E toccando si accorge che certe parole hanno una via preferenziale per il cuore e sanno toccare corde che stridono, suonano, cantano, dolgono.

Grazie Signora Merini.

Non avessi sperato in te

e nel fatto che non sei un poeta

di solo amore

tu che continui a dirmi

che verrai domani

e non capisci che per me

il domani e' gia' passato...

 

Alda Merini


Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.


Alda Merini

(...) Riottosa a ogni tipo di amore

sei entrato tu a invadere il mio silenzio

e non so dove tu abbia visto le mie carni

per desiderarle tanto.

E non so perché tu abbia avuto il mio corpo

per poi andartene

con il grido dell'ultima morte.

Se mi avessi strappato il cuore

o tolto l'unico arto che mi fa male

o scollato le mie giunture

non avrei sofferto tanto

come quando tu un giorno insperato

mi hai tolto la pelle dell'anima.

Alda Merini

Solo un mano d'angelo

intatta di sè, del suo amore per sè,

potrebbe

offrirmi la concavità del suo palmo

perché vi riversi il mio pianto.

La mano dell'uomo vivente

è troppo impigliata nei fili dell'oggi e dell'ieri,

è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!

Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi

per il tranquillo pianto del proprio fratello!

E dunque, soltanto una mano di angelo bianco

dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso

potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo

senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

Alda Merini

Chi ha paura della morte si offenda.

La morte è una riviera musicale, il seno curvo della donna amata.

Non c'è spazio tra l'uomo e la sua morte.

Soltanto il batticuore di un nemico che ride al suo passaggio.

Alda Merini

Postato da: annadalpan a 11:24 | link | commenti (1)
bricioledipoesia

lunedì, 02 novembre 2009
oggi

Logo_PalestraEmozioni

Oggi ha inizio il mio sogno.
Comincia così, in punta di piedi, un po' come tutti i sogni.
Il resto nessuno lo sa.
Ha un nome, dei colori e una forma, e ha anche delle sfumature questo sogno.
C'è paura e c'è speranza. Roba potente mica poco.
E poi intorno ci sono tante persone, che mi spronano, che credono, che hanno fiducia, che fanno il tifo per me.
Persone presenti dentro e fuori di me.
Ho detto niente...
Per ora non è prevista nessuna inaugurazione, preferisco così, ma mi andava di condividere così, semplicemente, questo mio primo passo.
anna

Postato da: annadalpan a 16:58 | link | commenti (3)
bricioledime

martedì, 27 ottobre 2009
A Elena

Sarà che son cresciuta in un cortile patriarcale, fat de pite, cunici, ieie e barba, filò alla sera e panoiòt de fin istà.

Sarà che in questi cortili i bambini crescevano in branco, che n'ocio al riva sempre da 'na parte o da quel'altra... 

Sarà, non so se l'ho imparato nel branco, ma fatto sta che io ai miei cugini ci voglio proprio bene.

Lidia è più tipo sorella, tipo che è una certezza, che anche se non la senti sai che c'è, e man mano che cresci è come se le distanze si accorciassero, sempre più sempre più...

Con Ale ci son cresciuta assieme, gnesti grandi a pan còt, un a mì e doi a lù dal steso cuciaro, succede quando hai un mese di differenza...

Con Davide ci ho vissuto l'adolescenza, la mia e la sua, fianco a fianco, stessa camera, stessa sveglia, stessa scrivania per studiare, solo che io la usavo e lui no. ;O)

A Fabio lo guardo dentro agli occhi e dentro c'ha un mondo che nemmeno lui sa bene quanto meraviglioso è.

Con Elisa abbiamo 18 anni di differenza ma stiamo vivendo un po' le stesse cose...chissà se sono in ritardo io, in anticipo lei o un po' tutte e due le cose...

Chiara è un po' il mio specchio, guardo lei e vedo Anna a 10 anni, solo che lei è un bel po' più bella...e vabè.

E poi c'è Maria, che mi guarda storto se la sgrido e mi fulmina con gli occhi, ma come mi abbraccia lei proprio nessuno mai.

E poi chi manca?

Manca lei, a cui oggi voglio dedicare un pensiero in più.

laureaElenaA Elena voglio un bene grande così che non ci sta da nessuna parte. Mica lo so il perchè. E' così è basta.

Stavo fuori dalla porta al suo esame di terza media, stavo fuori dalla porta al suo esame di maturità, stavo fuori dalla porta al suo esame di ammissione all'Università, stavo vicino a lei il giorno che ha detto sì, purtroppo non stavo vicino a lei il giorno che ha dato alla luce il suo tatone, ma stavo dentro nella stanza in cui si è laureata, l'altro giorno. E ogni giorno, mica solo in questi, sono stata orgogliosa di lei.

E' tosta Elena, anche se lei ogni tanto se lo dimentica, e anche se ora abita un po' più in là, io la sento qui dentro, tra un battito e l'altro.

E sono più di mille le cose che vorrei dirle, ma che le parole a volte non possono rendere.

Mi piacerebbe dirle che c'è solo una persona che può davvero prendersi cura di Elena. 

E' Elena.

Nessun altro può farlo, nemmeno l'amore.

Solo Tu puoi prenderti cura di te. Solo Tu sai ciò che senti, ciò che si muove, ciò che sta fermo, ciò che è stabile e ciò che sta in bilico. Chi ti sta intorno lo può magari immaginare, ma nulla di più.

Solo Tu puoi colorare la tua vita, illuminarla, delinearne i contorni, se vuoi, e curarne le sfumature. Nessun altro può farlo, nemmeno l'amore.

Ti auguro solo il meglio, Elena, non una briciola di meno.

Ti auguro di prendere in mano la tua vita, e non quella di qualcun altro.

Col cuore intero.

Mica solo oggi, sempre.

Anna

Postato da: annadalpan a 14:28 | link | commenti (2)
bricioledime, briciolediauguri

domenica, 18 ottobre 2009
a Cannuccia

E' un grazie sincero quello che oggi vorrei dire a Cannuccia.
Diffidente, come il mio solito, il mio primo incontro con lei, 6 anni fa ormai.
Ma è grazie a lei che ho mosso i primi passi fuori da qui, lei che mi ha portato a sentire i profumi indiani, i suoni palestinesi, le mani rumene.
Lei che mi ha presentato persone meravigliose, che hanno riempito momenti della mia vita e magari non lo sanno neanche.
Tante me ne ha fatte incontrare, alcune sotto ad un lenzuolo bianco, altre dietro ad una rete di ferro arrugginito, chi in piedi, chi seduto, chi con gli occhi vispi, chi con gli occhi stanchi, chi con le mani tese, chi le mani non le aveva neppure.
E poi persone dal naso color del cuore, che adesso stan dentro al mio e ad ogni battito corrisponde una voce. 
Persone da camerate da 12, che si lavano pure i piatti volentieri se sai che dopo si danzerà insieme.
Persone che ci si vede poco, perchè in mezzo magari ci sta anche il mare, ma che senti così vive dentro, che ti sembra di poterle toccare solo a chiudere gli occhi.

Oggi lo sento chiaro, che è stata lei che mi ha aiutato a muovere i primi passi dentro di me.
Lei che mi ha fatto vedere le parti colorate di me, la prima ad accendere la luce quando tutto era buio dentro e fuori.
Lei che ha risvegliato il mio sentire pigro, addormentato, con pazienza e assenza di giudizio, conducendomi per mano a sfiorare l'essenza dell'amore, quello vero, che sta dentro ad ognuno e non centra coi baci.
Lei che mi ha dimostrato che Anna può essere bella anche senza Cannuccia, ma viceversa no, non è possibile.

Ora che da un po' di tempo il naso di Cannuccia sta appeso ad un chiodo, riesco a vederne chiaramente la luminosa potenza, riesco a distinguere chiaramente ogni singolo dono che mi ha fatto.
E riesco a vederne il sorriso, anche da lì, che non porta rancore e non chiede nulla, ma che anzi mi dice che Anna va bene anche oggi così com'è.


Postato da: annadalpan a 22:22 | link | commenti (1)
bricioledime

sabato, 10 ottobre 2009
Vajont

Nel giorno in cui viene dato l'ultimo saluto alle vittime di Messina;

nei giorni in cui molti Abruzzesi entrano in case che non sono più le loro;

il mio pensiero, e un pezzo di cuore, torna a 46 anni fa.

E' vero, io non ero nemmeno nata, ma la mia nonna, il mio papà, le immagini di quel giorno, me lo hanno raccontato, e tornando in quei luoghi anche il vento ti parla di quel giorno.

Il 9 ottobre 1963 alle 22.39, un paese intero viene spazzato via dalla potenza di una natura incazzata col genere umano.

Il buio, il vento, il boato, un'onda d'acqua di oltre 70 metri, e poi il nulla.

A qualcuno magari scappò una bestemmia, quando le immagini della partita sparirono all'improvviso.

Qualcun'altro fece forse in tempo a rendersi conto di ciò che stava capitando, ma non ebbe nemmeno il tempo di recitare un'Ave Maria.

Qualche studente magari andò semplicemente a letto col pensiero dell'interrogazione del giorno dopo, e mai più si svegliò.

Il greto del Piave fu raschiato dall'onda che si abbatté con inaudita violenza su Longarone. Case, chiese, porticati, alberghi, osterie, monumenti, statue, piazze e strade furono sommerse dall'acqua, che le sradicò fino alle fondamenta. Della stazione ferroviaria non rimasero che lunghi tratti di binari piegati come fuscelli. Quando l'onda perse il suo slancio andandosi ad infrangere contro la montagna, iniziò un lento riflusso verso valle: una azione non meno distruttiva, che scavò in senso opposto alla direzione di spinta.

1909 morti è la stima più plausibile.

Non c'è giudizio, nessun doppio fine in questo post.

Semplicemente mi andava di ricordare e far ricordare.

 

VAJONT

Per quelli di qua della diga

È Vajont nome cupo, foresto,

estraneo all’idioma locale.

Nomi più piani e scorrevoli

Han fiumi e torrenti nostrani.

Il Boite, il Piave, il Cordevole

San d’acque chiare e ridenti

Che liete van giù verso il mare.

Tu no:

già tronco nel nome

troncato franche il tuo corso

da quell’opera immane

che ancora si erge superba

a chiuder la profonda vallata.

Poco noto, anzi ai più quasi oscuro

Fu l’evento che ti rese famoso

Accentuando il tuo aspetto sinistro.

Pochi sanno che eri un semplice fiume

Le cui acque fluivan nel Piave.

Per tutti sei solo disastro,

la catastrofe, il flagello, il malanno:

sei rimasto soltanto l’emblema

di tutti gli orrori del mondo.

Le tue acque che eran state raccolte

Per dar luce e forza vitale

Sol latrici son state di morte

 

dal libro "Din don le campane di Longaròn"

Postato da: annadalpan a 20:32 | link | commenti (3)
bricioledalontano

giovedì, 08 ottobre 2009

mi chiedo

se sia più potente l'amore o la disperazione;

ad ogni modo

mi spaventano entrambi, nella stessa misura.

 

Postato da: annadalpan a 18:00 | link | commenti (2)
bricioledime, sono emozioni mica polpette

martedì, 29 settembre 2009
TANTI AUGURI alla PATATA

Piegate la testa, non girate il computer...

che i bambini van guardati di lato,

da qui a là,

non da su a giù,

ne da giù a su.

 

AUGURI PATATA

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Postato da: annadalpan a 12:31 | link | commenti (1)
briciolediauguri

lunedì, 28 settembre 2009
ALLA MIA PANCIA, CON AFFETTO

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te.

F.Battiato

Postato da: annadalpan a 11:22 | link | commenti

venerdì, 11 settembre 2009
Notre Dame de Paris

Dopo aver respirato arte allo stato puro uno dovrebbe solo star zitto e respirare.

Al massimo ringraziare chi illumina le menti di chi traduce certe idee in musica, parole e movimento.

Il problema è che "Notre Dame de Paris" ti coinvolge e sconvolge talmente tanto, che  ti vien la pelle d'oca e poi piangi e poi ti prudono e mani, e alla fine ti vien voglia di dire due paroline a ciascun personaggio, tanto li hai sentiti reali, vicini, veri.

 

Frollo: "Io cado in te, tentazione, e tutto al diavolo va, la scienza e la religione, e virtù e castità.”

"O Notre Dame, per una volta io vorrei per la sua porta come in chiesa, entrare in lei"

A questo non mi viene da dirgli niente, tanto stronzo che è. Gli metterei solo le mani addosso e gliene appoggerei tante ma tante, però non lo ucciderei, lo lascerei un po' agonizzante in piazza e andandomene gli direi: "la prossima volta che ti viene voglia di violentare qualcuno fatti un bidet di acqua gelata, porco schifoso........."

 

Febo: PRIMA "Amore, adesso non vietarmi di tradire, di fare il passo a pochi passi dall'altare.
              Chi è l'uomo vivo che potrebbe rinunciare sotto il castigo, poi, di tramutarsi in sale?
              O Fiordaliso, vedi, non c'è fede in me...vedrò sul corpo di Esmeralda se ce n'è."

DOPO: "Ero sconvolto, ero distrutto, perso
               Quella zingara mia aveva stordito
               Ero ridotto male, un niente, un animale
               Intrappolato in un gioco mortale

              L'uomo che ti tradiva non ero io
              Io ti dico "ti amo" e per te io vivo
              Sono ferito nel cuore e nella carne
              Ma pentito e tuo io ritorno a te"

Tesoro mio, io ho capito che te sei un uomo e il cromosoma Y ti dà dei problemi, ma trova almeno delle scuse migliori...oppure ammetti che hai voluto provare la scappatella prematrimoniale con l'extracomunitaria che andava anche tanto di moda nel 1400...ma no sta venirmi a dire l'uomo che ti tradiva non ero io perchè ti sputo in un occhio. E perdipiù per farti perdonare dall'ossigenata fai ammazzare l'unica donna davvero innamorata di te. Febo, sei davvero un uomo di merda.

 

Fiordaliso "Ti amerò se tu mi giuri, ti amerò se tu mi giuri che impiccheranno l'Esmeralda, che morirà la zingara"

Paura della concorrenza eh? Mi dispiace cara, ma quello ce l'ha nel sangue e tu non potrai certo far ammazzare tutte le donne di Parigi e dintorni. Lo sai bene anche tu... "Febo è bello come il sole e non ha moralità". Ognuno ha l'uomo che si merita, per cui goditi le tue corna.

 

Clopin "Come fare un mondo dove non c’è più l’escluso? Come fare un mondo senza povertà e frontiere?”

Tutti i tuoi ideali non sono bastati. Ti sei imbarcato in qualcosa di molto più grande di te. Se la cosa ti può in qualche modo consolare, oggi che son passati 600 anni, non è che le cose vadano ancora tanto meglio...anzi...

 

Gringoire “Io sono il poeta Gringoire, l'aria lieta in questa città”

Piacere Gringoire, posso chiamarti Gringo? Io sono Anna, e sono single.

 

Esmeralda “Piedi nudi, lontana infanzia, sopra i monti laggiù in Provenza, per gli zingari il mondo è grande, il mondo è grande.”

Tutto il mondo maschile del 15° secolo è innamorato di te e te, di tutti, vai a innamorarti proprio dell'uomo di merda...non dico di sposarti il gobbo, che avresti perso di credibilità, ma bastava che ti girassi un attimo e c'era il cantastorie che ti faceva il filo...ed era pure più figo di quel delinquente...vabè forse ti è andata bene così, riposa in pace.

Quasimodo

"Dio, ma quanto è ingiusto il mondo.
Zero a noi e tanto a loro.
Se la nostra razza è immonda
di che razza è il loro cuore?

Ma da quale parte è Dio?
Se ne sta con gli ostensori
o qui, dove lo prego io dal mattino fino a sera?
Gesù Cristo, che adoriamo, quali figli preferì?
I Re Magi e il loro oro o noi, che strisciamo qui?

Dio, com'è crudele un mondo
che non sa legare i cuori."

Hai detto tutto Quasimodo, e mi hai fatto pure piangere. Mi viene solo da dirti Grazie e, sì, un abbraccio te lo darei.

 

Postato da: annadalpan a 13:36 | link | commenti
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